Always Becoming
Unleashing ghosts from urban darkness
Progetto di Alessandro Carboni
performer Chiara Castaldini, Alice Mazzetti, Giulia Morini, Martina Piazzi
Produzione Formati Sensibili 2017.

Always Becoming è un’esperienza cartografica incarnata attraverso posture non collaudate, tattiche di attraversamento, osservazioni e memorie. Tracciando e ritracciando stati temporanei in costante aggiornamento, il corpo diviene il vettore erratico di una topografia capace di eseguire e descrivere cambiamenti, rivelare gli aspetti minuti e interstiziali della vita urbana, di leggere interferenze, dissonanze, continuità e discontinuità dello spazio urbano e di rivelarne criticamente le ambiguità.

Il progetto unisce dimensione installativa e pratiche performative in cui esperire le diverse fasi del processo di mappatura corporale e ricomposizione corpografica realizzato con l’EM toolkit, ideato dall’artista Alessandro Carboni. L’EM Tools (embodied mapping Tools) è un sistema di mappatura degli spazi urbani che si basa su quattro principi applicativi: 1. osservazione, 2. cattura (mappatura dello spazio urbano attraverso azioni corporali), 3. estrazione (reenactment selettivo delle azioni in studio), 4. trasmissione-corporal map (score coreografico).
Il progetto, come performance, si sviluppa contemporaneamente in uno spazio scenico e in uno urbano.
Nella prima fase, un performer esplora lo spazio urbano applicando l’EM Toolkit per catturare forme, geometrie, situazioni e oggetti. Al suo seguito un secondo performer documenta in video, con un telefono cellulare, il processo di cattura: lo stato di allerta, lo sguardo e il passo dinamico, la selezione percettiva dell’urbano compiuta dal primo performer vengono trasmessi in diretta su un monitor collocato nello spazio scenico.
Quando i performer rientrano, chi di loro si è dedicato alla mappatura urbana inizia l’estrazione e la trasmissione delle azioni corporali raccolte. Su una piattaforma quadrata posizionata al centro dello spazio scenico, rievoca, con posture e dinamiche gestuali, la percezione dello spazio vissuta nell’esperienza urbana. In un’altra scala temporale e spaziale, il performer mostra la propria mappa della città attraverso il corpo e, in particolare, attraverso la ripetizione mnemonica delle proprie azioni, combinate e riscritte secondo somiglianze, associazioni o differenze.
Nel frattempo inizia un nuovo processo di cattura: il secondo performer, che si era dedicato alla ripresa video, comincia la propria esplorazione dello spazio urbano e un terzo performer la documenta con il telefono cellulare. Il video viene nuovamente trasmesso in tempo reale nello spazio scenico, sovrapponendosi alla mappatura corporale che il primo performer sta ancora elaborando sulla piattaforma.
Terminata la cattura in esterno, i performer rientrano e ripetono il precedente schema: chi ha esplorato la città sale sulla piattaforma quadrata e inizia l’estrazione e la trasmissione delle azioni raccolte; chi lo ha ripreso esce di nuovo per cominciare la propria esplorazione urbana, seguito dal primo performer che, sceso dalla piattaforma, ha ora in mano il telefono cellulare.
I processi di cattura e le diverse azioni corporali ricombinate e riscritte nello spazio scenico si sviluppano in una curva temporale di massimo tre ore.
In questo ampio arco di tempo il pubblico può decidere di osservare la performance da più punti di vista. Può rimanere nello spazio scenico e guardare un performer mentre rielabora le azioni corporali raccolte. Può spostarsi all’esterno e seguire le fasi di cattura dello spazio urbano. Può, pur rimanendo nello spazio scenico, osservare la mappatura della città attraverso il video. La visione non lineare della performance permette al pubblico di assistere a sovrapposizioni della realtà, a cui contribuisce aggiungendo alle soggettività osservative e attive dei performer la propria.
In questo quadro, la città non è un palcoscenico per la danza, né il corpo si installa in una modalità site-specific. Si tratta piuttosto di un lavoro situato, in cui la percezione dello spazio urbano non è più un dato ma un luogo praticato.

ALWAYS BECOMING è una piattaforma erratica che riflette sul corpo, combinando pratiche performative, processi di embodiment, mappatura corporea dello spazio urbano, cartografia e geografia sperimentale. Attraverso diverse tappe tra Asia e Europa ha attivato una dinamica collaborativa di lavoro fondata sull’interdipendenza tra scienza, pratica e produzione, intercettando performer, artisti, teorici e curatori che condividono materiali di ricerca, pensieri e idee intorno al corpo inteso come vettore e veicolo di analisi dello spazio urbano.

Con il supporto di Hong Kong Arts Development Council (HKADC); Videotage Fuse Artist in residence Programme; School of Creative Media, City University of Hong Kong; Adaptive Environments Research Group/IT University of Copenhagen; Kunsthal, Participatory IT/Department of Aesthetic of Communication at the University of Aarhus; Living Archives Project, University of Malmö; Atelier Sì spaziotempo 2015/16 Artists in ResidenSì Programme – Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di Regione Emilia-Romagna e MiBACT.
Alwaysbecomingproject.wordpress.com