Learning Curves, San Po Kong
from Overlapping Discrete Boundaries – Hong Kong
project by alessandro Carboni
Location: 22° 20′ 0″ N, 114° 12′ 0″ E

di Alessandro Carboni – 05.11.2011

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Alessandro Carboni racconta il viaggio e le esperienze della sua ultima residenza creativa ad Hong Kong. La riqualficazione di fiume urbano diventa la metafora del cambiamento di un intera comunità. Il progetto è un ulteriore tappa di Overlapping Discrete Boundaries che esplora e ridefinisce in chiave multidisciplinare luoghi in trasformazione e territori sparsi nel globo.

Sono appena passate 31 ore e 45 minuti. Sono in viaggio per Hong Kong e mancano poche ore al mio arrivo. Non riesco a prendere sonno, forse il rumore dei motori o il continuo via vai del mio vicino. Il tempo passa lentamente e conto le ore e i minuti, che si spostano da ovest verso est e da Assemini fino ad Hong Kong. Cagliari-Elmas,  Milano-Malpensa,  Londra Heathrow e finalmente, dopo circa 35 ore di viaggio, mi ritrovo nuovamente ad Hong Kong. La prima sensazione é sempre la stessa: la densità. Perchè Hong Kong mi affascina cosi tanto? Forse perchè è un immenso paesaggio umano, una città invasa da corpi in movimento che scorrono come l’acqua di un fiume in piena.  Mentre l’aereo atterra su Hong Kong, continuo a pensare alla morfologia della città: i grandi centri commerciali che penetrano nei corridoi e arrivano direttamente negli ascensori delle case; i piccoli negozi, I ristoranti a conduzione familiare; i vuoti lasciati dai villaggi demoliti e lo spazio occupato dai soliti palazzi; gli spazi sempre più piccoli e compressi abitati della resistenza locale che non capisce chi sia il nemico da combattere, se i costruttori che comprano lo spazio o il governo che glielo vende.

Uscito dall’aereoporto, arrivo in città passando di fronte al porto industriale di Hong Kong. Le immagini dal finestrino scorrono molto veloci, é quasi sera. Il blu del cielo, il tramonto e le luci delle gru, illuminano i container che vengono caricati sull’ennesima nave pronta per salpare per chissà dove. La rotta delle grandi navi verso il pacifico? Oppure verso il mediterraneo passando per l’oceano indiano? L’umido e la foschia rendono l’immagine sfocata e mi ritornano in mente le lunghe discussioni con Alessandro Chessa, fisico ed esperto di teoria delle reti di Cagliari, con cui ho iniziato il progetto Complex Body Network. Entrando nelle maglie della città, penso al comportamento umano a partire dalla sua complessità interna e dall’interazione dei corpi tra di loro e con gli spazi urbani. La residenza di Hong Kong mi sembra un ottima opportunità di ricerca: un intera città come un laboratorio di sperimentazione per visualizzare e testare le miee  idee. Percorro la città in direzione San Po Kong. Ad aspettarmi, il Prof. Wallace Chang Ping Hung direttore della Urban Place Unit e docente del Dipartimento di Architettura della Chinese University of Hong Kong, checonosco da diversi anni, perchè è l’iniziatore e promotore del Kaitak River Project e con cui tuttora collaboro attivamente ormai dal 2008. Nel corso degli anni il nostro rapporto si è consolidato, non solo dal punto di vista professionale ma anche da quello umano, diventando buoni amici.  Dopo i saluti e gli abbracci, andiamo a mangiare Dim Sum in un buonissimo ristorante locale.

Il Kaitak river si trova al di la del Nga Tsin Wai Village, nell’area chiamata New Kowloon, a sud di Wong Tai Sin e Diamond Hill, e a nord del vecchio Kai Tak International Airport. San Po Kong è circondato da Choi Hung Road e Prince Edward Road. Nella stessa area avevo sviluppato il progetto What Burns Never Returns nel 2008 e  Optimized System of City Paths nel 2009.

Sono al decimo piano della Wah Hing Industrial Maison, émattina e fa abbastanza caldo. Dalle finestre dello studio si vede il Kaitak river econ lo sguardo, cerco di orientarmi tra i palazzi, senzacapire esattamente dove mi trovo. Decido di scendere e di andare a fare una esplorazione dello spazio urbano e mentre che aspetto l’ascensore, ascolto i rumori che arrivano dagli altri piani. L’edificio é in parte ancora utilizzato come industria e infatti in alcuni piani si sente un gran fracasso. L’attività principale é quella tessilema alcuni spazi sono comunque dedicati allo stoccaggio di materiali, altri a semplici uffici. Scendo verso il piano terra fino alla corte interna dell’edificioe dalle 4 entrate, che danno sulle strade adiacenti, vedo entrare ed uscire continuamente camion che caricano e scaricano stoffe, riso, plastica ecc. Dalla uscita D dell’edificio si può arrivare direttamente alla zona industriale, dalla uscita A invece si accedealle vie commerciali. Decido di fare un giro largo, scelgo l’uscita A, emi ritrovo in Tai Yau Street. Immerso nel flusso, seguo i corpi che camminano verso destra. Il ritmo viene scandito dal continuo suono dei semafori che regolano lo spostamento dei pedoni. Il marciapiede é una lunga catena di negozi, ristoranti e altre attività commerciali.

Cammino accompagnato da una densa pasta di odori, vapori di acque bollenti e di cibo in cottura, edopo Tseuk Luk street, mi dirigo verso il Kaitak river: sulla mia destra una scuola elementare e poco più avanti una gioielleria diventata famosa per una rocambolesca rapina capitata poco tempo fa in cui i rapinatori hanno sfondato le vetrine utilizzando un’automobile. Durante le camminate, ogni tanto, faccio delle registrazioni ambientali: scelgo alcuni punti in cui il suono é particolarmente ricco di dettagli e di variazioni. Il suono é molto fisico, invade lo spazio e data la sua costante presenza nello spazio urbano, diventa paradossamente impercettibile.  Riascoltare successivamente le tracce, mi è stato molto utile per capire e ricostruire le mie sensazioni nello spazio urbano in San Po Kong. Sento il ritmo alterato del semaforo che determina il flusso delle auto e dei pedoni.  Vedo, davanti al fiume, sulla mia destra, un ponte pedonale costantemente affollato; davanti, grandi palazzi costruiti in poco meno di un anno;  dall’ultima volta che ho visitato questa zona, i costruttori sono riusciti a tirar su cosi tanto cemento, che guardando verso Diamond Hill, non riesco più a vedere la montagna che precedentemete era visibile da questo punto!

Prima di percorrere il fiume decidodi continuare con le registrazioni, ma stavolta all’interno del Tai Shing Street market, doveNoto subito,poco prima dell’entrata, che é possibile ascoltare la sovrapposizione dei vari piani sonori: la strada, il mercato, le persone. All’interno mi muoo tra i banconi, osservando le infinite qualità di pesci, verdure e altri cibi essiccati. La mattina é il momento delle signore: é buffo vederle spingersi, come dei lottatori di sumo, per comprare gli alimenti più freschi. Dopo un giro abbastanza largo, decido di non interrompere la registrazione e dirigermi verso l’altra uscita; quindi mi ritrovo difronte al fiume, lungo l’angolo sud-orientale del vecchio Kaitak Airport, dove vengo travolto daun incredibile paesaggio sonoro di uccelli. Percorro il fiume e sento costantemente il rumore assordante della citt: Il paesaggio urbano intorno é incredibilmente denso e scorre velocissimo eIl fiume, sembra scavare, anzi disegnare, una curva morbida che spezza la griglia urbana. Osservo e nel mentre riaffiorano i dettagli e le informazioni che avevo raccolto nelle precedenti residenze qui ad Hong Kong. Ripenso alle parole degli abitanti del Nga Tsin Wai Village, che l’anno scorso mi raccontarono che il Kaitak River fu costruito dai giapponesi durante l’occupazione nella seconda guerra mondiale; che il fiume era in realtà un canale di raccolta delle piogge dei vari distretti di Kowloon, San Po Kong, Diamond Hill, Chi Wan Shan, Wong Tai Sin e Kowloon City. Ora cammino e  osservo le persone che ho intorno: mi soffermo soprattutto sulle persone anziane che continuaano a guardare il fiume e l’acqua che scorre sotto: si fermano per alcuni istanti, come se ci fosse qualcosa di importante, e poi ripartono. Perchè? Provo a darmi qualche risposta, ma chiaramente senza arrivare a nessuna conclusione. Nei giorni successivi integro le mie conoscenze già accumulate precedentemente, con nuove informazioni: l’aiuto di Prof. Wallace si rivela molto prezioso: contattato infatti Mr.Ho per un intervista, secondo Prof. Wallace un dizionario vivente della storia del quartiere.

Ero curioso di approfondire e scavare nella storia del quartiere e capire le relazioni tra le varie informazioni che avevo in mano. Mr. Ho ha circa 70 anni e due baffi lughissimi.  Ci incontriamo alla Culture Factory, davanti a una grande foto aerea del quartiere che ci  permettedi visualizzare le parole e i racconti di Mr. Ho nell’area urbana di San Po Kong. Raccolgo le informazioni, scavo nel tessuto urbano del presente.  Poco a poco, le memorie del passato emengono, compiendo una traslazione continua di piani temporali:Le informazioni emerse “galleggiano”, come se fossero dentro una nuvola e le storie dimenticate, ma presenti nel tessuto urbano, prendeono vita. Secondo Mr.Ho, la storia del quartiere può essere divisa in 3 fasi: il villaggio, l’aereoporto e l’industria. San Po Kong in cantonese significa “nuovo Po Kong” ovvero nuovo villaggio. Utilizzando una lunga stecca di bamboo, Mr. Ho ne indica l’estensione. Mi dice che il villaggio fu creato dalla  famiglia Lam  probabilmente originaria della provincia del Fujian e poidemolito per lasciare spazio alla attuale stazione di polizia di Wong Tai Sin adiacente al Kaitak River: ciò che rimane oggi,  è solo il nome della strada, Po Kong Village Road. Il nome di questa famiglia non mi é nuovo, l’hosicuramente incontrato nella mia precedente ricerca del 2009. Infatti Mr.Ho continua a raccontarmi che, non solo la famiglia Lam ha fondato lo storico tempio di Tin Hau temple in Joss, ma é una delle maggiori compagnie del commercio del sale. Prima dello sviluppo di Kai Tak Airport, la maggior parte area urbana della zona era coltivata e ricca di fiumi ed estuari che arrivavano al mare, passando dalle colline a nord di Kowloon Bay.  Nel 1916, la zona a sud dell’odierna San Po Kong fu bonificata da Ho Kai e Au Tak e trasformata in giardini. La bonifica, completata in due fasi nel 1920 e 1927, divenne nota come Kai Tak. La società non aveva il capitale per completare il progetto e la parte sinistra dell’area, quindi gran parte della terra non fu mai utilizzata. Il governo di Hong Kong ha decise di riacquistare il terreno per la Royal Air Force e il futuro Kai Tak Aerodrome. Alla finedel 1930, l’aeroporto fu notevolmente ampliato fino a prendere l’intera San Po Kong. Clear Water Bay Road, parte della attuale Choi Hung Road, erano state costruite intorno all’aeroporto. Durante l’occupazione giapponese, diversi villaggi che circondano San Po Kong furono demoliti per un’ulteriore espansione dell’aeroporto. Mr.Ho non si ricorda quanti, ma mi parla dei famosi 13 villaggi di Kowloon e Po Kong era uno di questi.  Mi parla anche dell’allenza tra loro e delle lotte contro la demolizione. Alcune parti dell’aereoporto sono ancora visibili nella zona nord di Sa Po Kong e in quello che resta del Tai Hom village, demolito dall’occupazione giapponese di Hong Kong nel 1940, per l’ampliamento di Kai Tak Airport.

Mr. Ho continua ad indicarmi nella mappa le aree urbane importanti. Nel 1958, l’aeroporto vienespostato a sud, da Po Kong verso la Kowloon Bay: Prince Edward Road East viene completata proprio in questo periodo. Po Kong viene trasformata in San Po Kong: letteralmente, la Nuova Po Kong, la nuova zona industriale di imprese manifatturiere. Mr. Ho continua il suo racconto, fino a parlare dei tumulti del 1967 emi disse che iniziarono proprio a San Po Kong, dopo le proteste di alcuni operai di una fabbrica di fiori artificiali. I duri scontri si allargarono in tutta la città, durarono mesi e causarono  diversemorti. Mr.Ho mi dice che nonostante gli scontri fossero stati terribii, si dimostrarono utili per il cambiamento delle condizioni di lavoro. Successivamente, dopo il 1980, grazie alle convenienti condizioni di investimento proposte dalla Cina, molte delle imprese manifatturiere a San Po Kong si trasferirono. Dopo un lungo periodo di chiusura, molti edifici furono trasformati in uffici, spazi per stoccaggio e spazi di lavoro per artisti. Le informazioni di Mr.Ho sembrano molto preziose. Continuo ad accumulare materiali e mi piace vedere emergere i dettagli che lentamente si concatenano in maniera autonoma. La ricerca non si muove in un piano bidimensionale, ma piuttosto crea uno spazio tridimensionale in cui le informazioni sembrano muoversi come le particelle di un gas. Navigo nello spazio urbano, alternando le mie esplorazioni intorno al Kaitak River con interviste, letture, registrazioni ambientali, foto, video. Osservo gli spazi intorno cercando nei materiali teorici che horaccolto, i riferimenti precisi nello spazio e nella gente che ogni giorno abitava il fiume. Poi ricontattoProf. Wallace per una ennessima chiaccherata emi dice che fino a poco tempo fa il fiume veniva chiamato dalla comunità locale ”The raimbow river” (il fiume arcobaleno). Non so per quale motivo, ma penso immediatamente alla fabbrica di fiori artificiali, agli scontri ecc.

Prof.Wallce mi racconta che dagli anni ’60 e ’70 il fiume viene utlizzato come discarica delle industrie manifatturiere. I liquami di scarto prodotti dalla lavorazione e colorazione delle stoffe vengono scaricati direttamente sul fiume eer questo é possibile vedere delle strane macchie colorate nel fiume. Queste vanno a mescolarsi con le discariche delle abitazioni abusive che hanno iniziato ad abitare San Po kong in particolere intorno al villaggio Tai Hom. Gravemente inquinato, il fiume libera spiacevoli odori, cosi è stato ribattezzato Smelly river, “il fiume puzzolente”.  Prof. Wallace continua dicendomi che negli ultimi 20 anni il governo ha investito molte risorse nella costruzione di depuratori per migliorare le condizioni igeniche in tutta l’area urbana di Kowloon. Nonostante le condizioni dello stato dell’acqua siano increbilmente migliorate, il cambiamento sembra impercettibile dalla comunità: l’acqua continua ad essere verde e l’odore continua a dare costantefastidio. Mi dice che la comunità voleva far chiudere e cementare il fiume!  Negli anni ’90, grazie alla istituzione del Dipartimento di Protezione Ambientale (EPD), il fiume cambiò radicalmente. Pensarono di far confluire nel fiume, non solo acque piovane, ma anche le acque reflue provenienti dalgli scarichi delle case. Dopo essere state depurate, trattate e ripulite per circa una settimana le acque vengono rilasciate e fatte confluire nel fiume.  Dal 2005 la qualità dell’acqua del canale è migliorata, e gli indici di qualità dell’acqua da sei stazioni di monitoraggio sono classificati “buono” o “eccellente”. In questa condizione, i termini di miglioramento dei flussi e qualità, sono stati incredibili e la parte bassa del fiume ha  ricreato e recuperato un suo habitat naturale e pesci e uccelli hanno inizato a stabilirsivi. Nel settembre 2007, Prof. Wallace e altri suoi collaboratori della CUHK ribattezzarono il canale con il nome di “Kaitak River”.  Per concludere, Prof.Wallace mi dice che la comunità, dopo l’incredibile trasformazione, smise di chiamare il fiume Smelly river,e iniziò a chiamare il fiume come Kaitak River. La storia raccontata da Prof.Wallace é incredible! Adesso capisco perchè la gente guarda continuamente l’acqua del fiume: anche loro non ci possono credere. Il fiume é diventato nuovamente visibile. Kaitak river é diventato un altra cosa e aveva creato una nuova dimensione tra l’urbano e il naturale.  Nella parte bassa vicino Nga Tsin Wai Village l’acqua é incredibilmente pulita e la presenza di uccelli e pesci ne conferma la qualità. Poco più la ho incontrato alcuni abitanti del quartiere che pescano. Non posso crederci! Mi fermo per un pò per ascoltare il suono del fiume che scorre veloce, ma il rumore intorno é talmente forte che non si può sentire. Utilizzo il mio registratore audio per fare una breve registrazione audio ambientale. Alzo il volume della registrazione fino al 97%,  e riesco ad ascoltare il suono dell’acqua che scorre. Mentre che tentao di catturare il suono del fiume, diverse persone scendono di casa con la canna da pesca per dirigersi verso fiume.

Sono ormai le 17 e continuo a camminare.  Oltrepassata Choi Hung road mi ritrovo nuovamente nell’area industriale, ma stavolta in una fetta residenziale molto stretta. Oltre alla architettura degli anni ’50, sono affascinato dai flussi delle persone che continuano a spostarsi nei vari punti del quartiere. Si creano strani passaggi verso il fiume e verso una piccola piazza dove c’é un Jockey Club. La piazza é completamente invasa da persone che leggono un giornale sugli ultimi pronostici delle gare a cavallo. In un angolo della piazza c’é un piccolo ristorante che fac dei noodles buonissimi a soli 10HKD. Procedendo dentro il flusso, continuo con le registrazioni che  stavolta accompagno con foto e disegni. Arrivo a Tai Yau street. Proprio in questa strada nel 1967, ci furono gli scontri più gravi. Mentre la percorro, riproietto sullo spazio urbano le immagini, i momenti e i suoni della rivolta. Mi vengono in mente i racconti di Fatima, la madre di Ho Ying, una amica di Hong Kong ora residente a Londra. Fatima, mi racconta alcuni suoi ricordi di infanzia in riferimento alla produzione dei fiori di plastica negli anni della rivolta. La produzione era diventata un fenomeno sociale che andava oltre gli spazi della fabbrica stessa. Fatim diceva che per poter soddisfare le richieste del mercato, la produzione dei fiori veniva affidata anche alle famiglie degli operai. Anche lei e la sua famiglia passavano intere giornate ad assemblare i fiori in casa.  Altre persone della stessa generazione di Fatima, hanno vivo ancora questo ricordo.  Dopo alcune centinaia di metri, oltre un palazzo industriale, ma vicino all’area residenziale, ecco spuntare Mikiki: un nuovissimo centro commerciale.  Entro con lo spirito del viaggiatore, ma putroppo non c’é tanto da esplorare: negozi vuoti, commessi che aspettano alla porta il prossimo cliente, una luce e musiche rasserenanti che non mi abbandonano mai. Decido di proseguire e terminare il mio breve viaggio a San Po Kong, nella stazione della metropolitana di Daimond Hill. Per poter arrivare alla stazione, bisogna attraversare un area chiamata “la foresta”. Qui un tempo sorgeva il Tai Hom village, demolito in diverse fasi, prima dai giapponesi per l’ampliamento dell’aereoporto e successivamente da parte del governo per problemi di criminalità e igiene. Per circa 10 anni la foresta è rimasta completamente inaccessibile tanto che la natura, nella sua dimensione più selvaggia, si è ripresa gli spazi creando una vera e propria oasi naturale in pieno centro urbano. Assisto ad un tipico esempio di terzo paesaggio.

Ghosts in Tai Hom village (video)

Le tessiture urbane, le informazioni si sovrappongono. C’é un’immediata corrispondenza tra la realtà che ho davanti ai miei occhi e le informazioni che ho raccolto e che continuo ad accumulare. É come abitare contemporaneamente in due spazi: l’interno che fuoriesce verso l’esterno e l’esterno che penetra verso l’interno: una strana geografia che confluisce in un unico territorio, nel mio corpo. Una strana mappa fatta di percezioni e dati, proprio come quando si cammina in un sentiero. I dati e le percezioni, incominciano a trovare una certa linearità. Inizio a trovare una coerenza tra di essi e ad  “allineare” tutte le informazioni, frammenti e materiali che ho fin ad ora collezionato. Cerco di trascrivere su piccoli pezzetti di carta (circa 150) ogni informazione che ho trovato, ad es.: scontri del 1967 in San Po Kong; il suono del fiume è impercettibile; registrazione con microfono al 97%; famiglie realizzano a casa i fiori artificiali;  foresta Tai Hom village.

In un primo momento cerco di organizzarli per temi (fiume, palazzi, persone ecc) in un secondo momento invece, decido di dividerli per eventi (ad esempio: trasformazione fiume; scontri; la pesca). Ogni materiale é infinito, potreiscavarci dentro per anni.  Mi interessa la coerenza concettuale e lineare tra tutti i frammenti e continuo nell’organizzazione dei materiali scrivendo su ogni pezzo di carta da un lato, la descrizione per esteso, dall’altro uno o al massimo due parole chiave. Immagino ogni frammento come un nodo di una rete.  Trovata una coerenza tra tutti i materiali, provo a sviluppare un concetto unico che si possa sviluppare linearmente, come una concatenazione di eventi. Allo stesso tempo, noto che ogni frammento ha dei filamenti che rimandano dei dettagli ad altri frammenti: ad esempio il fatto che il fiume fosse inquinato é legato in parte alle industrie del tessile; le industrie del tessile producevano i fiori sia di plastica che di stoffa; la trasformazione delle condizioni di lavoro sono seguite al miglioramento delle condizioni igeniche; la trasformazione delle acque ha rigenerato il fiume creando un nuovo ambiente naturale; le acque di scarico sono state ripulite; ecc. Il tentativo é quello di far emergere una nuova mappa fatta di relazioni tra le informazioni. Una rete che si possa percorrere come una vera e propria città. L’immagine dei pescatori nel fiume mi ha colpito moltissimo. Nello stesso evento si possono leggere diversi livelli: ecologia,  cultura, comunità ecc. Tutto é molto chiaro: la linea di relazioni tra i materiali che ho creato mi da la possibilità di avere una base solida su cui creare nuove idee e interpretazioni di San Po Kong. Ho in mente di creare un’azione urbana che abbia una continuità con i materiali che ho raccolto. Non intedo modificarne la natura, ma soltanto fare un corto circuito. Deve essere un azione invisibile, mimetica e non deve alterare le dinamiche urbane intorno al fiume. Una mattina, con l’aiuto della mia assistente Holing, vado a Sham Shui Po, Apliu Street market per comprare una canna da pesca, poiché il modo migliore per capire il fenomeno dei pescatori intorno al fiume é quello di ripristinare la stessa azione del pescare. Ma non voglio assolutamente catturare dei pesci: piuttosto sono intenzionato a catturare qualcosa di diverso, il suono del fiume. Ho già provato a registrare dal ponte che attraversa il fiume, ma putroppo il suono é molto basso. Compro due canne da pesca, molto economiche, due microfoni modello karaoke e una serie infinta i palloncini. La spesa non supera i  300HKD (meno di 30€). Rientro a casa, provo a comporre il mio kit per catturare il suono del fiume. Grazie a palloncini, posso immergere i microfoni nell’acqua senza pericolo di danneggiarli. Faccio i primi test utlizzando un secchio d’acqua: dopo aver inserito un microfono dentro un palloncino, prendo la lenza della canna da pesa e lego il microfono. Con il mulinello della canna da pesca posso facilmente controllare la salita e la discesa del microfono. Successivamente, acquistato del cavo elettrico,  realizzo due cavi audio di circa 20m ciascuno che vengono collegati al mio registratore. Il giorno successivo inizio i primi esperimenti.

Chiedo una mano ad Holing e MaryJane, una performer di Hong Kong. Arrivato al fiume per testare il kit per l’ascolto, voglio essere certo di passare quasi inosservato dai passanti e dai pescatori. Devo assolutamente restare in linea con l’esistente fenomeno del pescare e mimentizzarmi nello spazio urbano. Arrivato al fiume, spendoqualche minuto per osservare i pescatori, la loro posizione e le loro azioni. Apro il kit e dopo aver montato le vari parti, cuffie, microfono protetto dal palloncino, cavi nel registratore, lego tutto alla canna da pesca. Una canna ha il microfono per il canale audio destro e l’altra per il canale audio sinistro. Dopo pochi secondi, una signora che passa vicino a noi si ferma e ci dice che il punto che abbiamo scelto per pescare non va bene. Dobbiamo spostarci qualche metro più avanti. La mia azione incomincia a funzionare, perchè nessuno sino ad allora, si é accorto che al posto dell’amo e dell’esca, nella mia canna da pesca ho legato un microfono. Posizionato come un vero pescatore di fiume, lascio scorrere la lenza nel mulinello per permettere al microfono di scendere lentamente fino alla superficie dell’acqua. Prima il suono viene catturato in superficie e quando il microfono entra nell’acqua,  diventa cupo in quantoregistrato in profondità. Successivamente, invito i passanti ad ascoltare il suono del fiume dalle le cuffie del registratore che, grazie al cavo lungo, le cuffie possono passare con facilità a più persone.

Parallelamente a queste fasi di lavoro, ho cercato di sintetizzare e semplificare un metodo di lavoro.  che ho condiviso e insegnato all’interno del Kai Tak River project – Green Corridor Public Education Project promosso dalla Chinese University of Hong Kong, Architecture Department. Nelle due settimane di residenza ho elaborato una serie di workshop di formazione per gli studenti del Dipartimento di Artivisive, del Dipartimento di Architecture Chinese University of Hong Kong e per una ventina di docenti delle scuole primarie e secondarie che operano lungo il Kaitak River, Wong Tai Sin e San Po Kong. Ho chiamato il corso “Methodology as Performance Practice: an interdisciplinary workshop on creativity and research strategies”. Attraverso discussioni e esercitazioni pratiche, ho condiviso con gli insegnanti il mio metodo di ricerca cercando di guidare i partecipanti all’interno dei meccanismi creativi che conducono alla realizzazione di un’opera a partire dall’analisi delle spazio urbano.

La trasformazione del Kaitak River diventa la metafora di un processo: la riqualificazione del fiume ha innescato inevitabilmente la riscoperta di un paesaggio naturale che sembrava perduto. Soprattutto dimostra che la progettazione sostenibile basata su valori ecologici è prima di tutto una trasformazione sociale e culturale. L’esplorazione  in San Po Kong si conclude ponendo le basi per successiva tappa ad Hong Kong del lavoro nel 2012.

Learning Curves
Research Process in San Po Kong, Hong Kong
da Overlapping Discrete Boundaries project
un progetto di Alessandro Carboni
Produzione: FormatiSensibili
Progetto realizzato all’interno di Kaitak River project
dal 17 Ottobre al 03 Novembre 2011
In collaborazione con:
Urban Place Unit – Wallace Chang Ping Hung
the Unit for Community Building is forme
Department of Architecture
Chinese University of Hong Kong.

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